5 ott 2009

Nuovo umanesimo

Author: Giulio Scaccia | Filed under: formazione

uomo_vitruvianoOggi, da parte degli operatori della formazione, si assiste ad una ricerca continua di novità ed alternative, sulla scia spesso di aziende ed organizzazioni che fanno o richiedono questo.

Non è forse il caso di ragionare su quello che è il punto di partenza? Non stiamo forse perdendo il fine ultimo delle nostre attività, del nostro impegno, dei nostri studi? Quali sono i principi guida? Esiste, al di là della novità a tutti i costi, una strategia complessiva di più ampio respiro?

Quello che serve è un progetto, un percorso, che riesca a porre l’essere umano come valore fondante e che promuova una strada di sviluppo antitetica alla omologazione culturale e comportamentale, al livellamento in atto delle aspettative ed allo svuotamento dei principi morali e sociali.

Occorre recuperare, parafrasando Max Weber, un agire dotato di senso.

Quello che serve è un nuovo Umanesimo che, in una realtà sempre più complessa, ponga la persona come valore centrale.

In un tale progetto, è fondamentale per l’essere umano la sua realizzazione: esso è centro e motore dello sviluppo sociale e culturale e la sua ricerca e la sua opera debbono caratterizzarsi per il fervore intellettuale e, non esito a dirlo, anche spirituale.

Il percorso da pensare e praticare permette, con strumenti quanto più possibile di scelta autonoma da parte di ognuno, di rendere l’uomo un soggetto libero e pensante: è lui il  protagonista responsabile delle sue scelte, lavora su stesso e con gli altri, ed è teso ad una ricerca di perfezionamento.

Tutto questo deve anche dipanarsi e concretizzarsi in una significativa dinamica di rispetto e reciprocità nella relazione: nel momento in cui anteponiamo alle nostre esigenze l’attenzione all’altro, alla sua specificità ed unicità e cerchiamo di comprendere il suo modello del mondo, realizziamo un’apertura importante che può essere fonte di arricchimento reciproco.

In una dinamica sociale e culturale complessa ed a tratti convulsa, caratterizzata da forze centrifughe è l’uomo, con i suoi bisogni, desideri e capacità, l’Alfa e l’Omega, lo Zenit ed il Nadir, il destinatario ultimo della ricerca e di qualsiasi attività culturale, sociale e, sicuramente, formativa.

E’ lui il fautore ultimo di qualsiasi cambiamento.

Ed in questa prospettiva sorge spontanea una domanda: cosa deve fare il formatore? Io risponderei con un’altra domanda: cosa deve essere il formatore.

Innanzitutto un professionista che si caratterizza per il rigore della ricerca culturale e per l’integrità personale. Deve essere esempio di responsabilità e coerenza. Primo sostenitore e fautore di questa prospettiva umanistica, deve essere capace di allargare gli orizzonti dei propri discenti, sostenere ed incentivare la riflessione, creare committment, facilitare la presa di consapevolezza relativa al ruolo ed alla potenzialità di ognuno, diffondere nuovi valori e rinforzare quelli già esistenti, mediare e coniugare obiettivi delle persone e delle organizzazioni.

Il formatore deve così puntare su linguaggi diretti e/o metaforici nonché sul coinvolgimento sensoriale, emozionale, logico e cognitivo dei destinatari dell’azione formativa. Non servono showmen o erogatori di contenuti: servono figure professionali capaci di fare collegamenti interculturali, esempi e raccontare metafore; formatori capaci di aprire finestre esperienziali ed interculturali al momento giusto, per poi richiuderle, sempre al momento giusto. Formatori capaci di “danzare” e “tessere la tela”, una tela fine e su misura, pensata e realizzata con intelligenza e leggerezza.

E’ possibile quadrare il cerchio del benessere individuale e sociale ed insieme coniugare le aspettative, i bisogni ed i talenti di ognuno con le richieste provenienti dalle organizzazioni e dalla realtà circostante? La sfida è importante e ricca di elementi motivanti. Sta a noi fare in modo che prenda forma e cominci a realizzarsi.

G.S.

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  • giacomo

    L’uomo vitruviano è una splendida metafora!

  • emanuela

    riflettendo… l’uomo è libero nello scegliere e nell’agire solo nella misura in cui è consapevole di se stesso, dei propri limiti (intesi sotto tutti gli aspetti), delle proprie povertà, solo così è possibile per lui porre delle scelte “libere”. Il problema, in fondo, oggi è proprio questo…giungere ad accettare l’idea di intraprendere un percorso per la consapevolezza (di fondo sempre limitata) di sè!!!

  • http://www.ivanopedini.com Ivano Pedini

    Umanesimo.
    La parola che mancava da tanto, troppo tempo.
    Umanesimo ed il suo carico, profondamente metaforico, di cultura, intelligenza, desiderio di riscoprire le proprie radici.
    Una parola quasi dimenticata…e nel contempo così potente, viva, audace!
    Umanesimo come ritorno alla centralità dell’Uomo nell’Universo, non come egocentrismo bensì come consapevolezza di essere parte di pari dignità col Tutto.
    E Umanesimo oggi, tenendo conto di quanto la civiltà(!) moderna abbia allontanato l’Uomo dalla sua Essenza, dalla sua centralità.
    In effetti perfino il mondo della formazione non è talora esente da questa pecca, mettendo al centro dell’attenzione il “professionista”, colui che “deve ottenere risultati”, sorvolando sul fatto che l’uomo non è una macchina programmabile, ma una Creazione pari ad un Universo che ha bisogno di fare progredire ogni sua parte per poter crescere, migliorare, ottenere il meglio da sé.
    Come l’Uomo Vitruviano, la sua centralità nell’Universo, la sua Essenza incorruttibile di Corpo-Mente-Spirito.
    Come un nuovo tipo di Formazione, una mstoria ancora tutta da scrivere.

  • http://www.ivanopedini.com Ivano Pedini

    Nuovo Umanesimo come Nuovo Modello per una Formazione Umanistica.

    Molti pensano che il mondo (e il mercato) della formazione sia oggi ormai saturo e privo di sorprese.
    E’ vero che le proposte sono molte, variegate (e non di rado ri-copiate…), così come ci sono molti valenti formatori.
    Eppure, nella mia modesta esperienza del settore, mi sono chiesto più volte da dove poteva provenire un certo senso di disagio e di incompletezza che avvertivo in alcuni percorsi formativi che frequentavo.

    Mancanza di validità dei corsi? No
    Incompetenza del formatore? No
    Disinteresse del sottoscritto? No, neanche questo.

    La risposta che mi ballava in mente si è poi rivelata così luminosa quanto semplice:

    non mi sentivo “Uomo”.

    Ovvero non mi sentivo partecipe di una formazione che parlava solo al “professionista”, solo ad una parte di me, e che nulla rivolgeva ai lati più profondi e “umani” appunto della mia persona.
    Come una sinfonia suonata con una sola nota.

    Per questo sono convinto che ora più che mai è necessario ritornare alla fonte di luce Vera dell’Umanesimo in luogo di troppe luci stroboscopiche ma fredde di tanta formazione-spettacolo.

  • admin

    Una giusta e condivisibile integrazione!!! Grazie Ivano

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